LA MOSSA D’ORO DI PRADA
Risale a solo una ventina di giorni fa la notizia che ha fatto scalpore nel mondo della moda, scuotendo le sue radici a partire dall’Italia.
Infatti, in data 10 aprile, il presidente ed amministratore esecutivo del gruppo Prada S.p.A. Patrizio Bertelli ha annunciato la stipula di un accordo definitivo per l’acquisizione da parte del gruppo del 100% di Versace da Capri Holdings Ltd.
Il corrispettivo dell’acquisizione, ancora in fase di aggiustamenti al closing, è pari ad €1,25 mld. Se pensiamo alle cifre relative ad altri significativi takeover del mondo del lusso, come i $15,8 mld. pagati da LVMH per acquisire Tiffany&Co. nel 2021, il prezzo pagato dal gruppo cui emblema è diventata ormai Miuccia Prada sembra essere irrisorio.
E’ importante però evidenziare come l’importanza di questo deal non stia nel suo valore economico, bensì nell’impatto culturale che l’unione di due colossi della moda come Prada e Versace avrà nell’industria del lusso, specie del lusso made in Italy.
Ma quali sono gli altri brand parte del portafoglio del Gruppo Prada?
Merita indubbiamente la prima menzione Miu Miu, marchio anche definito “l’altra anima” di Miuccia Prada e che incapsula perfettamente lo spirito indipendente, avanguardista ed anticonformista della sua fondatrice.
Vi sono poi altri due marchi leader nel settore delle calzature di lusso, Church’s e Car Shoe, acquisiti rispettivamente nel 1999 e nel 2001.
Ultimo ma non per importanza, anche un’istituzione come quella di Pasticceria Marchesi rientra tra gli assets del gruppo, pur deviando dalla linea generale di settore dello stesso. Ciononostante, Marchesi è simbolo perfetto del buon gusto, delle tradizioni milanesi e dell’alta qualità, tutte caratteristiche che condivide a pieno con Prada.
Ad uno sguardo poco attento, l’ingresso di Versace in questo ensemble caratterizzato da raffinatezza, eleganza e sobrietà potrebbe sembrare una mossa azzardata e forse sbagliata per via della stravaganza ed eccentricità del brand che poco più di un mese fa ha visto le dimissioni di Donatella Versace come direttrice creativa, e la conseguente nomina di Dario Vitale come suo successore.
Tuttavia, l’esuberanza delle stampe e fantasie che nell’immaginario collettivo contraddistingue la maison fondata da Gianni Versace non deve affatto eclissare gli altri due tratti fondamentali che hanno permesso e consolidato l’unione tra i due marchi: un approccio al prodotto che privilegia la qualità sopra ogni cosa grazie ad un artigianato d’eccellenza che si tramanda da generazioni e la visione autentica e coerente del brand garantita dalla costante gestione familiare nel tempo.
Ulteriore elemento che contribuisce alla stabilità di questa acquisizione è proprio il passaggio di testimone da Donatella Versace a Dario Vitale, cui ultimo incarico è stato proprio quello di design director e brand image director nell’ufficio stile di Miu Miu, subentrando a Fabio Zambernardi, da sempre braccio destra di Miuccia.
Abbiamo finora parlato di questo deal epocale, ma in cosa consiste un’operazione di acquisizione in termini tecnici?
L’acquisizione del 100% di Gianni Versace S.r.l. da parte di Prada S.p.A. rappresenta un’operazione di merger & acquisition (M&A) di rilevanza strategica nel panorama del lusso internazionale. In termini giuridici, si tratta di un acquisto di partecipazioni societarie che comporta il trasferimento della totalità del capitale sociale di Versace, precedentemente controllata da Capri Holdings Ltd., al gruppo Prada. L’operazione sarà soggetta alle normative italiane e comunitarie in materia di concorrenza (Regolamento UE n. 139/2004 sulle concentrazioni tra imprese), nonché agli obblighi di comunicazione previsti dal Testo Unico della Finanza (TUF) vista la quotazione in Borsa del gruppo Prada. È probabile che l’operazione sia subordinata anche al controllo dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), per verificare che non si creino posizioni dominanti nel mercato del lusso. Oltre al semplice trasferimento proprietario, un’acquisizione di questo tipo implica un’integrazione a più livelli – produttiva, gestionale e creativa – pur nel rispetto dell’autonomia stilistica e dell’identità storica del marchio acquisito.
Non è la prima volta che la Gianni Versace s.r.l. viene acquisita da un gruppo. Di fatti, il 25 settembre 2018, dopo ben 40 anni di gestione familiare a partire dalla fondazione della maison nel 1978, il gruppo americano Michael Kors Holdings Ltd. annuncia l’acquisizione del 100% della società italiana per circa $2,1 mld, analogamente a quanto fatto da Prada S.p.A. questo mese. Una volta conclusasi l’operazione di M&A nel dicembre dello stesso anno, la holding cambia nome in Capri Holdings Ltd., che è proprio la parte che ha ceduto per €1,25 mld la società al gruppo della famiglia Prada.
Nonostante il takeover del gruppo americano, i membri della famiglia Versace rimangono fortemente coinvolti nella gestione del brand: Donatella manteneva ancora all’epoca la posizione di Chief Creative Officer (CCO), continuando a ricoprire un ruolo simbolico e strategico.
Ad oggi l’icona biondo platino ha scelto però di fare un passo indietro e, come già menzionato prima, sostenere la prossima generazione di designer, nominando Dario Vitale come nuovo Chief Creative Officer. Il nuovo ruolo di Donatella sarà invece quello di Chief Brand Ambassador, una posizione legata ad iniziative benefiche che le permetterà ugualmente di continuare a rappresentare l’eredità lasciata dal fratello Gianni.
In definitiva, è certo che la creazione di questo nuovo polo del lusso italiano non sia stata un’integrazione fondata meramente su logiche economiche, ma su una sintonia di valori e su una comunanza di tradizioni che, guardando al futuro, permetterà di rafforzare l’eredità del Made in Italy nel mondo intero.
Autore: Gaia Cavaliere





