Chi possiede la forma di un edificio? Il caso Guggenheim e il diritto d’autore nell’architettura
Quando nel 1997 il Guggenheim Museum di Bilbao aprì le sue porte, il mondo dell’architettura capì di trovarsi davanti a qualcosa di nuovo e sorprendente.
Ma oltre al valore estetico e simbolico, il Guggenheim di Bilbao ha posto una questione importante: un edificio può essere protetto dal diritto d’autore? E chi ne detiene effettivamente la forma?
Non tutti gli edifici sono uguali agli occhi del diritto. Per essere tutelata come opera d’ingegno, un’architettura deve superare la soglia della mera funzionalità e assumere un carattere creativo e personale. Lo afferma la Convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie e artistiche, che all’articolo 2 stabilisce che:
“Il termine ‘opere letterarie e artistiche’ comprende tutte le produzioni del dominio letterario, scientifico e artistico, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione.”
“Tali opere comprendono in particolare [...] le opere di architettura, di scultura e di arti applicate.”
In Europa, la Direttiva 2001/29/CE ha ribadito il principio, sottolineando che la tutela riguarda solo le opere che siano “creazioni intellettuali proprie dell’autore”.
Nel caso del Guggenheim di Bilbao, l’autore Frank Gehry ha impresso nell’edificio uno stile riconoscibile e originale: forme irregolari, superfici metalliche e un’impostazione che supera la semplice funzione museale. Per questo motivo, l’opera è considerata a pieno titolo protetta dal diritto d’autore.
Riconoscere l’architettura come opera protetta apre però un problema pratico: fino a che punto possiamo fotografare, riprodurre o utilizzare l’immagine di un edificio?
Qui entra in gioco la cosiddetta libertà di panorama (freedom of panorama), cioè la possibilità di rappresentare opere visibili da spazi pubblici senza violare i diritti dell’autore. La Convenzione di Berna, all’articolo 9, consente agli Stati di introdurre eccezioni o limitazioni per determinati usi, come quelli di insegnamento, critica o informazione.
In Italia, questa libertà è ristretta: l’art. 70 della legge sul diritto d’autore (L. 633/1941) permette la riproduzione solo per fini non commerciali. In Spagna, invece, la Ley de Propiedad Intelectual (art. 35) è più aperta e consente fotografie e riproduzioni di opere architettoniche collocate stabilmente in luoghi pubblici.
Questo significa che una fotografia del Guggenheim può circolare liberamente in Spagna, ma in altri Paesi potrebbe richiedere l’autorizzazione dell’autore o dei suoi aventi diritto. Una differenza che rivela quanto i concetti di spazio pubblico e proprietà intellettuale siano ancora oggi in tensione.
Il Guggenheim non è solo un museo, ma anche un simbolo urbano ed economico. ”L'effetto Bilbao” indica la capacità di un’opera architettonica di generare sviluppo, turismo e prestigio per una città. Da un lato, Frank Gehry conserva i diritti morali e d’autore sulla sua opera; dall’altro, il museo e la città hanno interessi economici e identitari legati all’edificio. La linea che separa il diritto dell’artista da quello della collettività è sottile, e proprio qui si apre il dialogo tra creazione individuale e bene pubblico.
L’architettura è un’arte pubblica: vive nello spazio urbano e nelle esperienze di chi la attraversa. Allo stesso tempo, ogni elemento progettuale rimanda all’autore che lo ha ideato, il punto è trovare un equilibrio tra la tutela della creatività individuale e la fruizione collettiva dello spazio.
Autrice: Federica Congedo





